DHEA, dall’anti-aging allo sviluppo muscolare

Anti-età, energia, vigore sessuale, massa muscolare, l’utopia dell’eterna giovinezza è un patrimonio comune dell’umanità da sempre.

Dall’elisir degli alchimisti occidentali, al mago cinese; passando per la leggenda del prete Gianni arriva alle scoperte della scienza moderna.

Oggi questa smania colpisce una fascia particolare di popolazione. La stampa americana si sta interessando a questo fenomeno tanto che lo scrittore Gail Sheehy ne conia un termine: “the unspeakable passage, cioè quella fase particolare che attraversano gli uomini tra i 40 e i 50 anni, fase in cui, messi di fronte all’inevitabile declino fisico e sessuale, ricercano disperatamente soluzioni chirurgiche, chimiche ed ormonali per arrestare l’inesorabile scorrere del tempo.

Sulla base di queste spinte molte case farmaceutiche si sono messe al lavoro per trovare sostanze che fossero in grado o almeno dessero l’illusione di compiere il miracolo. Alcuni medici, come il dr. William Regelson del Medical College of Virginia, asseriscono che l’invecchiamento non è un evento normale della vita, ma una malattia (The Superhormones Promise) e che mantenendo elevati i livelli ormonali possiamo rallentare ed anche, talvolta, invertire il processo di invecchiamento.

Quando si superano i 45 anni, che succede?

I medici che fanno queste affermazioni si basano su alcuni dati inconfutabili; un uomo medio durante la mezza età:

  • perde tra i 6 ed i 10 kg di muscolo;
  • perde il 15% della massa ossea;
  • perde circa 5 cm di altezza;
  • dopo i 40 anni, i testicoli si riducono e la produzione di spermatozoi crolla;
  • la prostata comincia ad ammassare tessuto connettivo, complicando sia la minzione che l’eiaculazione (una curiosità: il dr. Medina afferma come la distanza eiaculatoria crolla da circa 70 cm del giovane a 12/13 cm nel vecchio);
  • i corpi cavernosi si riempiono di tessuto connettivo rendendo difficoltosa l’erezione (il 5% degli uomini di 40 anni è impotente, mentre questa percentuale sale sopra il 15% a 70 anni).

Mentre per la donna si parla di menopausa, perché gli eventi correlati sono ben chiari ed evidenti, nell’uomo non tutti gli studiosi sono d’accordo nell’identificare un’andropausa. Infatti nel caso dell’uomo siamo di fronte ad un fenomeno più complesso e sottile; ad esempio, il livello di testosterone nel sangue cala dell’1% ogni anno dopo i 40 ,raggiungendo un declino del 30% a 70 anni rispetto ai valori della piena maturità. Contemporaneamente, una percentuale crescente di testosterone circolante viene neutralizzato da una proteina chiamata SHBG.

Il testosterone

Gli uomini allora, alla ricerca di qualcosa che posssa contrastare il declino fisico e prestazionale dovuto all’età, si rivolgono agli ormoni. E’ risaputo, anche se per lunghi anni la medicina ufficiale ha negato tutto questo, che il testosterone incrementa le prestazioni atletiche. E’ quindi plausibile, anche se non provato, che una supplementazione con testosterone possa ridurre gli effetti dell’invecchiamento.

È da riportare una frase estremamente acuta ed incisiva pronunciata dal dr. Mazer della TheraTech, l’azienda che ha sviluppato un testosterone a rilascio graduale attraverso un cerotto: “Diamo occhiali alle persone che invecchiano per mantenere un ottima capacità visiva, perché non dovremmo dare testosterone per mantenere la massa muscolare e prevenire l’osteoporosi?”.

Nella medicina ufficiale il testosterone viene usato per deficienze acute e non come terapia sostitutiva e questo, secondo il nostro modo di vedere, a causa di un retaggio culturale che bolla molto spesso come tabù tutto ciò che concerne l’uso di ormoni nel maschio non malato ma semplicemente carente.

Nel 1889 uno studioso francese, tale Charles Brown-Sequard, fece un annuncio su come avesse ringiovanito se stesso con “un liquido estratto da testicoli freschi di cane e porcellini di Guinea”; egli riportò dati straordinari di miglioramento della forza, dell’attenzione, dei processi digestivi e della gittata dell’urina, miglioramenti che non vennero più riscontrati in maniera così eclatante.

Il DHEA

Oggi però gli scienziati stanno ponendo più attenzione sul testosterone ed i suoi effetti sull’età; vi sono già molti studi che evidenziano l’effetto positivo di una terapia di rimpiazzo col testosterone negli anziani, ma da un pò di tempo i riflettori negli States si sono posati su una sostanza simile al testosterone ma, al contrario di questo, di libera vendita negli USA: il DEA o DHEA (deidroepiandrosterone o dehydroepiandrosterone); questo è un ormone prodotto da uomini e donne dalle ghiandole surrenali.

Gli uomini ne producono una quantità superiore a quella delle donne. Il DHEA aiuta la produzione di testosterone e, purtroppo, diminuisce drammaticamente con l’età; è stato suggerito che possa mantenere la memoria, la forma fisica, l’energia e la libido, aiutando il mantenimento della massa magra e contrastando gli effetti degli ormoni dello stress.

Sull’onda delle tipiche mode americane molti medici proclamano: è molto meglio della melatonina! Ma è vero ?

In effetti però alcune ricerche hanno dimostrato come negli animali il DHEA migliori la funzionalità del sistema immunitario, aiuti i diabetici, aumenti memoria ed apprendimento e aiuti la lotta all’obesità. Purtroppo però gli studi sull’uomo sono appena agli inizi ma sembra dai dati preliminari che i soggetti abbiano riscontrato molti benefici e pochi effetti collaterali.

Da esperienze personali riportate da persone che negli States hanno fatto uso del DHEA, risulta che anche coloro che avevano raggiunto uno steady state nel miglioramento della composizione corporea, dopo un periodo di 30 giorni di assunzione di 25 mg/die i risultati ottenuti sono stati incoraggianti.

Su Newsweek è uscito un articolo in cui il responsabile salute e medicina del giornale riportava di aver provato su se stesso per 30 gg il DHEA; dopo un mese aveva aumentato il suo peso corporeo di 3 kg e la sua percentuale di grasso era calata dal 7 al 5.4%; ovviamente, conclude l’autore, questo non è un esperimento scientifico, ma i dati fanno pensare, soprattutto, aggiungo io, se uniti a quelli di altre persone che hanno aggiunto risultati simili.

In Italia il DHEA non è disponibile nelle farmacie, ma se ne fosse consentita la libera vendita come succede in America, sicuramente ne trarrebbero tutti vantaggio, anche chi volesse sentirsi un po’ più carico o che avesse intenzione di continuare ad allenarsi bene ed intensamente anche dopo i 40.

Il DHEA visto da vicino

Vedremo più avanti come questa sostanza possa interessare anche coloro che sono ben sotto i 40 anni, ma prima di farlo è bene approfondire la nostra conoscenza con il sig. DHEA.

Il DHEA è stato isolato nel 1934 da un campione d’urina da Butenandt e Dannenbaum, come 3-cloro derivato dello stesso ormone; nel 1944 fu isolato nelle urine il DEHAS (deidroepiandrosterone solfato), che è il precursore del composto clorato (Lieberman 1995).

In realtà, se andaste a compiere una ricerca bibliografica, potreste trovarvi di fronte ad una certa confusione; al DHEA (o DHEA) sono stati assegnati diversi nomi: deidro-androsterone, trans-deidroandrosterone (nome dato dagli scienziati che per primi lo sintetizzarono a partire dal colesterolo), deidroisoandrosterone fino al 1949, quando Fieser (figura allora dominante in campo scientifico) propose deidroepiandrosterone, ancora successivamente fu proposto androstenolone; ma il nome più diffuso resta quello con cui lo conosciamo generalmente “deidroepiandrosterone”.

La biosintesi del DHEA appare ancora incerta; si pensa comunque che derivi dalla trasformazione di steroidi C21 in C19 (cioè da molecola a 21 atomi di carbonio a 19 atomi di carbonio), ma il DHEA a sua volta può servire da precursore per il testosterone e gli estrogeni.

Analizzando ancora la produzione di questo ormone, giova ricordare come questo sia prodotto dalla zona reticolare della corticale del surrene (le ghiandole surrenali sono due ghiandole poste sul polo superiore del rene e sono composte da una parte midollare che produce catecolamine ed una parte corticale divisa in, dall’esterno all’interno: zona glomerulare, zona fascicolata e zona reticolare).

Analizzeremo ora punto per punto le qualità e le azioni attribuite al DEHA; seguiteci attentamente, perché parleremo di cancro, invecchiamento, obesità, funzione cerebrale, metabolismo glucidico, arteriosclerosi, malattie cardiovascolari, diabete, sistema immunitario e molte altre cose….

Il DHEA ed il cancro

Già studi di alcuni anni fa (Bullbrook 1962, 1971) evidenziavano come il DHEA fosse insolitamente basso nelle donne che sviluppavano tumori alla mammella, anche parecchi anni prima della diagnosi. Ci si è chiesti allora: se bassi livelli di DHEA sono collegati al cancro, è possibile prevenirlo con la supplementazione di DHEA?

Diversu scienziati dimostrarono che il DHEA proteggeva le colture cellulari dalle sostanze cancerogene, consentendo un minor sviluppo di mutazioni, modificazioni strutturali e morte cellulare; studi successivi dello stesso autore (1979) evidenziavano il ruolo protettivo della supplementazione con DHEA nei confronti del cancro alla mammella nei topi. Questo effetto si rifletteva in un incidenza minore del 75/100% nei topi di 8 mesi di età e del 50/75% nei topi di 5 mesi di età.

Il DHEA si è dimostrato protettivo nei confronti dello sviluppo del cancro alla pelle, polmoni, mammella e fegato. Tutti questi dati sono ricavati da studi sugli animali; anche se i risultati preliminari offrono molte speranze, è ancora da verificare sperimentalmente la sua efficacia sull’uomo (Schwartz 1984).

DHEA come fattore anti obesità

Vi sono alcuni studi del dott. Yen (1977) sull’effetto del DHEA su ratti affetti da obesità genetica; dopo il trattamento, i ratti obesi mangiavano meno, dimagrivano e, cosa più importante, rimanevano magri e vivevano più a lungo dei ratti controllo.

Cleary (1986) osservò che ratti obesi di mezza età perdevano peso se supplementati con DHEA, anche le complicanza diabetiche diminuivano. Ancora Porter e coll. (1995) segnalano come le modificazioni sul comportamento alimentare nei ratti obesi sia da attribuire all’aumento dei livelli di serotonina nell’ipotalamo laterale (zona del cervello coinvolta nella regolazione dell’assunzione del cibo).

È interessante, soprattutto per i nostri lettori, segnalare come il DHEA diminuisca l’assimilazione di grassi, ma non di proteine e di carboidrati. Un altro lavoro di Svec e coll. (1995) ha studiato l’azione sinergica della fenfluoramina con DHEA (la fenfluoramina diminuisce l’uptake di serotonina da parte dell’ipotalamo e diminuisce l’assunzione di cibo).

I risultati dell’esperimento indicano come le due sostanze abbiano un’azione sinergica anoressizante (66% calorie in meno assunte) e conferma come solo ad alte dosi si diminuisca l’uptake di carboidrati e proteine, mentre anche a dosi basse si registri una drammatica diminuzione dell’assunzione di grassi. Anche dopo 28 giorni non sembrava essersi instaurata una tolleranza; è interessante da registrare come l’effetto anoressizante sia selettivo sui grassi!!!

Altri studi di Lardy e coll. (1995), sulla scorta di studi di Tagliaferro (1986), hanno verificato come il DHEA aumenti la produzione di calore e in definitiva l’attività di enzimi termogenici. Risultati pratici? Aumento della produzione di calore (simile ad ormoni tiroidei), con aumento del consumo del grasso, senza dover avere una spesa energetica dovuta ad esercizio.

DHEA e metabolismo del glucosio

I ricercatori hanno dimostrato come il DHEA inibisca un enzima: la glucoso-6-fosfato deidrogenasi (G6PDH), che è implicato nella via metabolica biosintetica del glucosio; cioè, è il primo enzima della via biosintetica, che conduce alla formazione di grasso e di ribosio (ciclo dei pentoso fosfati).

Che cosa vuol dire tutto ciò? Che il G6PDH è l’enzima che converte il glucosio in grasso!!!

L’azione inibitrice del DHEA fa in modo che il glucosio non prenda più la via biosintetica ma quella energetica (Swhartz e coll. 1981); al contempo il DHEA provoca epatomegalia (ingrossamento del fegato), stimola la catalasi epatica (enzima antiossidante) ed aumenta i perossisomi (organelli intracellulari che combattono i processi ossidativi, cioè i famigerati radicali liberi).

Ancora parlando del metabolismo del glucosio, non possiamo non parlare dell’insulina; Nestler (1995) ha osservato come l’insulina diminuisca i livelli del DHEA e DEHAS circolanti, e questi siano direttamente collegati alla sensibilità all’insulina e suggeriscono che, per evitare alcuni effetti collaterali legati alla somministrazione orale del DHEA, si può aumentare con vari sistemi la sensibilità all’insulina… (sembra facile!!!).

DHEA ed età

La produzione di DHEA cala drammaticamente da 30 mg/die a 20 anni a meno di 6 mg/die ad 80 anni; quindi risulta essere, come ha osservato Regelson, uno dei migliori marker biologici dell’età.

Alcuni studi hanno verificato nei roditori come la supplementazione con DHEA possa aumentare le aspettative di vita del 50% (Hornsby 1995). I livelli di DHEA sono inoltre collegati alla mortalità negli uomini, e le possibilità di estensione del ciclo vitale grazie ad una sua supplementazione, studiate sugli animali, potrebbero essere applicate anche agli uomini.

Non si conoscono le cause di questo calo drammatico legato all’età, uno dei cali più vistosi di un valore biologico, ma sembra sia collegato alla diminuzione della zona reticolare attiva o comunque ad una diminuzione dell’attività delle cellule della reticolare.

DHEA e funzione cerebrale

Il fatto che il tessuto cerebrale contenesse concentrazioni di DHEA superiori a quelle del sangue, ha fatto molto pensare gli scienziati, che infatti hanno scoperto come questo ormone possedesse qualità protettive, difendendo il tessuto nervoso da degenerazioni correlate all’età. Molte ricerche si sono focalizzate sulla malattia degenerativa conosciuta come Alzheimer, verificando come nei malati di questa patologia i livelli di DHEA fossero estremamente bassi e come la somministrazione dello stesso migliorasse alcuni valori (Roberts e coll. 1987).

Ancora il DHEA, essendo un GABA antagonista (Acido Gamma Ammino Butirrico), migliora la memoria e l’apprendimento nei ratti. Sempre grazie alla sua azione contrastante, il GABA sembra possa rallentare i processi di invecchiamento del tessuto nervoso (Majeska 1995).

Wolkowitz e coll. (1995) ancora osservano come la supplementazione con DHEA aumenti in pazienti depressi l’umore, l’energia e la libido, come anche la memoria, mentre di contro si è osservato che nelle persone depresse vi è un basso livello di DHEA circolante.

DHEA e sistema immunitario

A questo punto immaginerete che il DHEA aumenti l’efficacia delle difese immunitarie: ebbene sì, a patto però di assumerlo per via sottocutanea, in quanto per via orale si è dimostrato inefficace. Tra le altre cose, a dimostrazione delle innumerevoli vie metaboliche nelle quali è coinvolto, con l’assunzione sottocutanea non si registrano i cali di peso correlati invece con l’assunzione orale (Loria 1990).

Sembra quindi che un metabolita del DHEA , probabilmente l’androstenediolo, sia coinvolto nell’azione trofica sui sistemi immunitari (linfociti, organi linfoidi, citochine). L’androstenediolo è, ad esempio, 10.000 volte più efficace del DHEA contro le infezioni da coxsakievirus B4 (Luria 1993).

Altre buone nuove

Se tutto questo non vi fosse bastato, Barret-Connor riporta come alti livelli plasmatici di DHEA riducono il rischio di accidenti cardiovascolari e rallentano lo sviluppo di arteriosclerosi e vasculopatie, probabilmente attraverso un’azione ritardante sull’aggregazione piastrinica (Barret-Connor 1995, Jesse 1995, Herrington 1995).

Dhea: l’osservazione dalla pratica e le sensazioni degli atleti

Già molti atleti di svariati sport stanno provando il DHEA con vari dosaggi, anche se a onor del vero mancano ancora seri studi riguardanti una sperimentazione diretta al miglioramento della prestazione o della massa muscolare.

I vantaggi e le sensazioni riportate fanno comunque molto ben sperare; infatti praticamente tutti segnalano un netto miglioramento dei recuperi e delle prestazioni.

Unitamente a questo, si è verificato tramite plicometria, in atleti che avevano usato il DHEA a dosaggio di 150/200 mg/die, un aumento di 1,5/2 kg di massa magra in 6 settimane d’uso. Va rilevato che tutti gli atleti erano esperti e che per il periodo dell’uso non assumevano nessun altro tipo d’integratore.

Queste sono chiaramente osservazioni empiriche, frutto della raccolta di osservazioni derivate da semplici impressioni personali.

Tutto questo fa comunque molto ben sperare e fa intuire come, una volta liberalizzato, il DHEA possa essere ciclizzato con la Creatina e altri supporti ergogenici, per ottimizzare gli allenamenti e le prestazioni a qualsiasi età.

Conclusioni

Abbiamo quindi realmente trovato la sostanza ideale? Dai dati preliminari sembrerebbe di sì; ma purtroppo, come già detto, in Italia non è di libera vendita e deve essere venduta dietro presentazione di ricetta del medico, ma poi il farmacista vi preparerà lui stesso le dosi del principio attivo. Negli USA invece è di libera vendita.

Sembra in definitiva che non vi siano, al momento, effetti collaterali degni di rilievo, e che la sua tossicità sia realmente bassa; ma siamo agli inizi e gli effetti a lungo termine non sono ancora conosciuti.

I dati di cui disponiamo sono certamente promettenti e ci fanno pensare ad una sostanza che è dotata di minore effetto anabolico, ma anche di molti meno effetti collaterali rispetto al classico testosterone; in più, mentre è risaputo che gli steroidi peggiorano il quadro lipidico ematico, questa sostanza sembra addirittura prevenire problemi cardiovascolari.

A questo proposito, segnaliamo l’uso del DHEA nelle donne in menopausa. Yen e coll. (1995) sono giunti alla conclusione che il DHEA in dosi appropriate aumenti le IGF1, la massa muscolare e la forza fisica in uomini e donne anziani (immaginiamo l’interesse del lettore per questo particolare).

Tutte queste notizie ci fanno sperare di avere trovato una sostanza che possa contribuire a migliorare la qualità della vita per le persone anziane, mentre per le persone giovani ed in salute potrebbe essere un valido supplemento (ricordiamo tra gli altri effetti l’aumento della termogenesi quindi del metabolismo, la diminuzione dei rischi cardiovascolari, l’aumento della massa muscolare ecc.).

Ricordiamo però che in Italia questo prodotto è vietato quindi, anche se potremmo aver trovato una valida alternativa agli steroidi, consigliamo comunque di seguire sempre le indicazioni del proprio medico e di farsi prescrivere la sostanza in questione.

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