Coronavirus, tutto ciò che è necessario sapere su questa epidemia

COVID-19: un nuovo coronavirus ha avuto origine in Cina, si sta diffondendo e sta suscitando molto timore in tutto il mondo.

Cos’è il coronavirus? Come si sta diffondendo? Cosa è meglio fare per proteggersi?

Tutto il mondo ha paura per una potenziale pandemia, esperti sanitari e ricercatori cercano di rispondere alle mille domande di tutto il mondo, cercando di limitare il più possibile il contagio e sviluppando un vaccino idoneo.

Clicca qui se vuoi la mappa in tempo reale del contagio.

Questo coronavirus ha il nome COVID-19 ha avuto origine nella città cinese di Wuhan alla fine del 2019, ha iniziato a diffondersi in tutto il mondo in breve tempo, fino a raggiungere a livello di contagio più di due dozzine di paesi in poche settimane. All’inizio di febbraio 2020, aveva infettato decine di migliaia di persone e uccisione una centinaia, soprattutto in Cina.

Perché gli esperti sono preoccupati per il coronavirus?

Il governo cinese ha lottato fino all’ultimo per reprimere l’epidemia o meglio, all’inizio ha fatto di tutto per non far sapere al mondo cosa stava accadendo, ma una volta perso il controllo, non ha potuto fare altro che cercare di limitare i danni.

Allo stesso tempo, l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha dichiarato questa epidemia come un’emergenza a livello mondiale, questo al fine di rafforzare la risposta di ogni paese. Così i governi di tutto il mondo hanno intensificato gli sforzi per prevenire la diffusione del virus all’interno dei loro confini, tra cui quarantene, chiusure delle frontiere, interi comuni dove alla gente viene vietato di uscire di casa, intensificazione della ricerca medica e così via…

Gli scienziati avvertono la popolazione che l’epidemia potrebbe presto raggiungere il livello di una pandemia e gli analisti sostengono che il mondo dovrebbe prepararsi ad un considerevole impatto economico negativo. Cosa che oggi sta già avvenendo se si da un sguardo ai mercati finanziari,  specchio dell’andamento economico di un paese.

Cosa sono i coronavirus?

I coronavirus sono una famiglia di virus molto comuni negli animali, inclusi pipistrelli, cammelli e mucche, e talvolta (come in questo caso) possono essere trasmessi all’uomo. Sono chiamati così per le punte a forma di corona sulla loro superficie e gli scienziati ritengono che il virus usi queste punte per entrare nelle cellule e avviare il proprio sistema di riprodursi. Un virus non può riprodursi da solo, ha bisogno di una cellula per avviare il suo processo di moltiplicazione.

I coronavirus possono causare febbre, tosse, respiro corto e, in casi più gravi, insufficienza renale, malattie respiratorie acute come polmonite virale e nei peggiori casi, la morte. Questo come un virus normale dell’influenza, il problema è che il tasso di contagio è molto molto più alto della classica influenza.

Ci sono stati altri virus così pericolosi in passato?

Diversi coronavirus si sono diffusi dagli animali all’uomo, portando a diversi focolai negli ultimi anni. La più letale è stata la sindrome respiratoria del Medio Oriente (MERS), che è stata trasmessa per la prima volta agli umani dai cammelli (nel 2012 in Arabia Saudita). La MERS è stata fatale per un terzo dei pazienti che l’ha contratta ed ha causato oltre 850 decessi.

Recentemente il più diffuso coronavirus è stata la sindrome respiratoria acuta grave (SARS). E’ stata segnalata per la prima volta nella Cina meridionale alla fine del 2002 e si ritiene che sia stata trasferita all’uomo dallo zibetto, una specie animale simile ad un gatto. L’epidemia della SARS si diffuse in quattro continenti nei mesi successivi alla sua scoperta, alla fine infettando più di ottomila persone in ventisei paesi diversi e uccidendone quasi ottocento prima che il virus fosse contenuto nel luglio 2003.

Ed eccoci al presente invece, come dicevamo poco sopra, dove il 30 dicembre 2019 dei funzionari cinesi, hanno notificato all’OMS un focolaio di una nuova malattia derivante da infezione da coronavirus, nota con il nome di COVID-19. A febbraio, il bilancio delle vittime del coronavirus ha raggiunto oltre i mille casi, superando il numero di persone uccise durante l’epidemia della SARS.

Come viene trasmesso il coronavirus?

Come altri coronavirus, viene trasmesso principalmente attraverso lo stretto contatto con una persona infetta. Le goccioline generate da tosse, starnuti, saliva, muco e materia fecale possono trasportare il virus e trasferirlo alle persone vicine. Gli esperti sanitari ritengono che per la trasmissione sia generalmente sufficiente stare nel raggio di 2 metri da una persona infetta.

Gli esperti sanitari mondiali non hanno però ancora confermato alcuni aspetti cruciali della diffusione del virus, tra cui:

  • il tempo impiegato da una persona infetta per mostrare i sintomi, noto come periodo di incubazione;
  • se una persona che non mostra ancora sintomi può infettare gli altri;
  • se è in corso la trasmissione da animale a uomo;
  • da quale animale il virus è stato trasmesso per la prima volta;
  • per quanto tempo il virus sopravvive sulle superfici;
  • se il virus può essere trasmesso dalle madri incinte ai loro bambini.

Si ritiene che le persone anziane e quelle con condizioni di salute preesistenti siano maggiormente a rischio di sviluppare sintomi gravi.

Esiste un vaccino per il coronavirus?

Al momento non sono disponibili medicinali per prevenire o curare le persone infette virus, sebbene i ricercatori del settore sia pubblico che privato stiano cercando possibili farmaci, compresi i vaccini.

Per ridurre le possibilità di ammalarsi, l’OMS ha esortato le persone a lavarsi frequentemente le mani, a coprire il naso e la bocca quando si starnutisce ed evitare chiunque appaia malato. Consiglia a chiunque si senta malato che abbia viaggiato in Cina, o che fosse in stretto contatto con qualcuno che ha il virus, di cercare assistenza medica immediatamente. Indossare una maschera medica può aiutare a limitare la diffusione.

Cosa si può fare per proteggersi dal coronavirus?

  • lavarsi spesso le mani con acqua e sapone o con soluzioni a base di alcol per eliminare il virus dalle tue mani;
  • mantenere la distanza di almeno un metro se ci sono persone che tossiscono o starnutiscono o se hanno la febbre
  • evitare di toccarsi occhi, naso e bocca con le mani in caso di febbre, tosse o difficoltà respiratorie e se si è viaggiato di recente in Cina o se si è stati in stretto contatto con una persona ritornata dalla Cina e affetta da malattia respiratoria;
  • se si presenta febbre, tosse o difficoltà respiratorie e si è viaggiato di recente in Cina o se si è stato in stretto contatto con una persona ritornata dalla Cina e affetta da malattia respiratoria segnalalo al numero gratuito 1500, istituito dal Ministero della salute.

Qual è stata la risposta della Cina a questa epidemia?

Quando i primi casi sono comparsi all’inizio di dicembre 2019, i funzionari di Wuhan hanno messo a tacere i medici che avevano scoperto il nuovo virus, non avvisando il pubblico di un possibile focolaio. (Uno di quei dottori, Li Wenliang , in seguito morì a causa del virus).

Quando le autorità permisero di diffondere l’allerta all’OMS il 31 dicembre, il virus si era già diffuso ad un livello ingestibile. Le autorità fecero chiudere un mercato di animali dove si pensava che il virus avesse avuto origine, ma il problema è che il commercio di animali selvatici non fu completamente vietato in tutta la città e la provincia, rendendo nulla ogni buona intenzione.

Il governo non ha risposto in modo efficace “, Scrive Yanzhong Huang del CFR. “Le autorità sanitarie centrali avrebbero dovuto fare molto di più per arginare la diffusione di questo nuovo virus“. Il governo centrale ha in seguito ammesso d’aver avuto delle carenze in merito all’intervento su questa emergenza ed ha promesso di migliorare il sistema di gestione appunto delle emergenze e degli interventi (poco utile una volta che tutto era ormai degenerato ndr)

L’epidemia si diffuse molto rapidamente. Al 30 gennaio, ogni provincia cinese aveva riferito casi di contagio e più di 170 persone erano già morte; a quel punto Pechino, così come i governi locali e provinciali, fecero passi da gigante. Quindici città in tutta la provincia di Hubei vennero poste in blocco totale o parziale, limitando il viaggio di oltre cinquanta milioni di persone. Durante la festa del capodanno lunare del paese, quando centinaia di milioni di persone si sarebbero mobilitate, il blocco fu esteso in molte città per impedire un’ulteriore diffusione; scuole, uffici e fabbriche rimasero chiusi. Il presidente cinese Xi Jinping esortò i funzionari a dare priorità a tutta quella serie di interventi preposti alla riduzione del numero di contagi e di morti, ed avvertì di punire coloro che non avessero fatto abbastanza.

Il governo cinese ordinò la costruzione di due nuovi ospedali (completati in due settimane), convertì diversi edifici in ospedali improvvisati e mise in opera ospedali mobili inviando nelle zone più colpite migliaia di personale medico, inclusi medici militari.

Ma se in realtà ci fosse una realtà differente dietro a questa pandemia nata in Cina:

Cosa sta facendo il resto del mondo per contenere l’epidemia?

L’OMS ha creato un piano globale di preparazione e risposta a questa epidemia, esso richiede 675 milioni di dollari in finanziamenti per un periodo esteso fino ad Aprile. Il piano mira a facilitare la ricerca per affrontare gli effetti e le incognite ancora in essere del virus; fornire una guida; migliorare la preparazione dei paesi, in particolare laddove i sistemi sanitari sono deboli; rafforzare la sorveglianza e l’intervento.

L’OMS ha consigliato però ai paesi di non chiudere le frontiere e di non limitare gli scambi, affermando che tali misure sarebbero una “ricetta per un disastro”. Ma come molti esperti del settore sostengono tutt’oggi, per limitare la diffuzione del coronavirus un blocco delle frontiere, dei voli, degli scambi con paesi sensibili, diventa quasi doveroso.

E’ vero, ciò significa mettere sotto pressione i mercati, mettere in posizione di difficoltà estrema tutta l’economia mondiale, ma serve a limitare i contagi ed i morti, penso sia una scelta (temporanea) estremamente utile.

Per quanto riguarda alcuni paesi colpiti, abbiamo visto che ad esempio le Filippine, hanno bandito temporaneamente ai cittadini cinesi di entrare nello stato. Il Vietnam ha chiuso il confine con la Cina e ha temporaneamente vietato la maggior parte dei voli. Singapore ha annunciato che per tutti i visitatori che hanno viaggiato di recente in Cina sarebbe stato negato l’ingresso nella città, sospendendo anche i visti per i titolari di passaporto cinese. Una nave da crociera con migliaia di passeggeri a bordo è stata messa in quarantena in Giappone dopo che dozzine di persone sono risultate positive al coronavirus.

Cosa sta facendo l’Italia contro il coronavirus?

L’Unione europea, che ha registrato diverse decine di casi, ha intrapreso diverse azioni per contenere la diffusione del virus in almeno otto dei suoi Stati e sta prendendo in considerazione l’imposizione di restrizioni ai visitatori stranieri che sono stati di recente in Cina.

Se vuoi vedere in diretta dal sito del corriere della sera la situazione mondiale in merito alla diffusione del coronavirus clicca qui.

Ma in Italia cosa sta accadendo? Accade che si è sottovalutata questa epidemia ed ora ci troviamo ad essere il terzo stato al mondo per numero di contagi. Purtroppo i nostri politici non sono stati attenti ne dal difenderci dal contagio ne da preparare le persone. La conseguenza è una diffusione importante del virus e un panico generale, dove la gente svuota i supermercati per paura di ricevere il divieto di uscire dalla propria abitazione. Questo perchè diversi comuni hanno dovuto scegliere l’opzione del blocco totale.

Così in questi giorni scuole, hotel, palestre, università, musei chiusi… manifestazioni, carnevale, ritrovi sospesi… non è certo una bella situazione.

Vuoi continuare ad allenarti anche se sei costretto/a a rimanere a casa? clicca qui per un servizio interessante che ti permette di continuare a fare movimento.

…e negli altri paesi?

La vicina Mongolia e la Russia hanno chiuso i loro confini con la Cina almeno fino all’inizio di marzo.

I paesi africani sono in allerta a causa dei legami economici estesi con la Cina. Molti paesi hanno aumentato la sorveglianza negli aeroporti nei porti; gli aeroporti del Kenya e dell’Etiopia, che entrambi hanno sospettato casi di virus, hanno reso obbligatoria la quarantena per i viaggiatori cinesi. Il Mozambico ha sospeso i visti per i cittadini cinesi.

Con l’aumentare della paura del virus, le Nazioni Unite e l’OMS stanno lavorando per combattere la disinformazione che ha alimentato la discriminazione, il razzismo e la xenofobia contro i cinesi in tutto il mondo. I Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) hanno esortato le persone a non presumere che qualcuno di origine asiatica abbia maggiori probabilità di avere il virus.

Ma se non ci fosse stata questa ipocrita ed inutile etichettatura di razzismo o altro, e si fosse intervenuto tempestivamente, bloccando ogni volo a rischio verso l’Italia, bloccando ogni persona che rientrava dalla Cina (cinesi e non), non saremmo il terzo paese al mondo per numero di contagi. Non credete?

Forse alcune volte si perde il buon senso delle cose, dietro al velo del populismo. Forse intervenire duramente quando tutto è controllabile, è meglio che intervenire inutilmente quando la situazione è ormai sfuggita di mano.

Coronavirus, quali sono le conseguenze economiche?

L’epidemia ha danneggiato le aziende cinesi e i loro dipendenti, interrotto le catene di approvvigionamento globali e influenzato i mercati delle materie prime come ad esempio il petrolio. Sulla base dell’impatto dell’epidemia SARS, gli esperti prevedono che le conseguenze economiche si faranno sentire in tutto il mondo. Così sta realmente accadendo.

Volete un esempio? La crisi derivata dalla SARS ha causato una perdita di circa 40 miliardi di dollari nell’economia globale nel 2003, quando la Cina era la quinta economia al mondo e contribuiva con il 4% del prodotto interno lordo globale (PIL). Ora, la Cina è la seconda economia del mondo e la sua quota del PIL globale è cresciuta del 16 percento, quindi potete immaginare le ripercussioni che tutto ciò può avere a livello mondiale.

In Cina, dove è già avvenuto un rallentamento economico con la guerra commerciale scatenata dagli Stati Uniti, il governo ha ordinato a migliaia di ristoranti, cinema, fabbriche e altre aziende di chiudere fino alla fine di febbraio (per ora) per impedire la trasmissione da persona a persona. Ha incoraggiato le persone a evitare viaggi e ha chiesto alle compagnie aeree e ad altri fornitori di trasporti di rimborsare voli ed ordini annullati. Il colpo economico è molto duro.

Lo scoppio ha sconvolto i mercati delle materie prime, compresi quelli per il petrolio ed il rame. In quanto maggiore importatore di petrolio al mondo, la Cina ha registrato un forte calo della domanda durante lo scoppio dell’epidemia del coronavirus, portando l’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio (OPEC) a prendere in considerazione tagli alla produzione di petrolio.

La chiusura delle fabbriche cinesi ha interrotto le catene di approvvigionamento di veicoli, jet e smartphone; ad esempio, Hyundai ha rallentato la produzione nelle sue fabbriche in Corea del Sud a causa della mancanza componenti derivanti dalla Cina. L’epidemia ha inoltre danneggiato le aziende del settore turistico, compresi hotel e compagnie di crociera, poiché i viaggiatori cinesi rappresentano oltre il 10 percento delle entrate turistiche globali. Le compagnie straniere, tra cui Apple e Starbucks, hanno temporaneamente chiuso le loro storiche fabbriche in Cina.

Conclusioni sul coronavirus

Insomma, siamo al cospetto di un un microrganismo acellulare che ci stando non poco filo da torcere, un microrganismo che sta creando difficoltà economiche, malati in tutto il mondo, morti e panico generale. Il tutto da un qualcosa le cui caratteristiche sono di un parassita obbligato: cioè si replica esclusivamente all’interno delle cellule di altri organismi.

Speriamo tutti gli stati si uniscano per creare una forte rete di collaborazione per limitare il più possibile la diffusione di questo coronavirus, speriamo che la politica per un bene comune metta da parte scontri e divergenze per il benessere e la salute delle persone.

Luca Bonmartini

Related posts